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GEO: come farsi citare dalle AI

Cosa dicono i dati, cosa dice Google e il metodo in sei leve per diventare una delle fonti che ChatGPT, Perplexity e gli AI Overviews scelgono di citare.

Gianmarco Acbano7 minuti di lettura

Chi cercava un fornitore, un libro o una soluzione apriva Google e sceglieva tra dieci link. Oggi sempre più spesso fa una domanda a ChatGPT, a Perplexity o legge l'AI Overview in cima ai risultati, e si accontenta della risposta. In quella risposta ci sono poche fonti citate. La GEO (Generative Engine Optimization) è il lavoro che serve per essere una di quelle fonti.

In questo articolo metto in fila cosa sappiamo davvero, con i dati, e il metodo che uso con i clienti. Senza scorciatoie, perché in questo campo ne circolano parecchie che non funzionano.

Cosa dicono i dati

Tre fonti, prese insieme, disegnano un quadro abbastanza chiaro.

1. Le AI citano sempre più spesso chi è già forte in SEO

BrightEdge ha monitorato per sedici mesi le fonti citate negli AI Overviews di Google in nove settori. La quota di citazioni che arriva da pagine posizionate anche nei risultati organici è passata dal 32,3% di maggio 2024 al 54,5% di settembre 2025. Ma la media nasconde differenze enormi tra settori.

Per un editore o per chi produce contenuti informativi, il messaggio è netto: la SEO resta la porta d'ingresso principale anche per le AI. Per un e-commerce il discorso è diverso: meno di una citazione su quattro arriva da pagine già posizionate, quindi servono contenuti pensati apposta per le domande che precedono l'acquisto.

2. Le fonti con prove concrete vengono citate di più

Lo studio accademico che ha dato il nome alla disciplina, firmato da ricercatori di Princeton e IIT Delhi e presentato a KDD 2024, ha testato nove modi di riscrivere un contenuto. I migliori, cioè aggiungere statistiche, citazioni e riferimenti a fonti, hanno aumentato la visibilità nelle risposte generative fino a circa il 40%. Su Perplexity, testato dal vivo, il guadagno è arrivato fino al 37%. La tecnica SEO più vecchia del mondo, riempire il testo di parole chiave, ha fatto peggio del testo originale.

3. Google dice: è SEO, fatta bene

A maggio 2026 Google ha pubblicato la sua prima guida ufficiale sull'ottimizzazione per la ricerca AI. Il succo: le funzioni AI poggiano sugli stessi sistemi di ranking e qualità della ricerca classica, non esiste uno strato separato da ottimizzare, e il fattore che conta di più sono i contenuti non-commodity, cioè quelli che offrono qualcosa in più del sapere comune. Nella stessa guida Google sconsiglia di creare una pagina per ogni possibile sotto-domanda: rientra nell'abuso di contenuti su larga scala.

In sintesi

La GEO non sostituisce la SEO, la estende. Le fondamenta sono le stesse. Cambia il formato dei contenuti, cambia cosa misuri e cambia il modo in cui rendi riconoscibile chi sei.

Le sei leve della GEO

Questo è il framework che applico, in ordine di priorità. Le prime tre valgono per qualunque sito; le ultime tre fanno la differenza su progetti con molti contenuti.

1

Fondamenta tecniche

Le pagine devono essere indicizzate, scansionabili e idonee a mostrare uno snippet. Sembra banale, ma è il primo motivo per cui un contenuto non viene citato. Controlla anche il file robots.txt: capita spesso che un plugin o una regola vecchia blocchi senza volerlo i crawler dei motori AI.

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Contenuti che solo tu puoi scrivere

Dati proprietari, casi reali, procedure sperimentate, opinioni argomentate. Una pagina che ripete quello che dicono tutte le altre non ha motivo di essere citata: l'AI ha già quel sapere. Su una rete editoriale questo significa valorizzare autori, materiali e competenze che i concorrenti non hanno.

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Prove citabili

Numeri con la loro fonte, definizioni precise, citazioni di esperti, date. È esattamente quello che lo studio di Princeton ha misurato: le frasi che contengono un fatto verificabile sono quelle che un modello può riprendere con fiducia.

4

Formato a risposta

Una domanda nel titolo, una risposta chiara nelle prime due righe, poi l'approfondimento. Elenchi e tabelle dove servono davvero. Una sezione di domande frequenti alla fine delle pagine importanti, scritta per le domande reali che arrivano da Search Console e dal servizio clienti.

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Identità chiara

Chi sei, cosa fai, chi scrive. Dati strutturati di base (Organization o Person, WebSite, autore degli articoli), profili collegati con sameAs, nomi e descrizioni coerenti tra sito, LinkedIn e schede aziendali. Google precisa che non esiste un markup speciale per le AI e che esagerare con lo schema non serve; ma un'identità coerente aiuta qualunque sistema a capire di chi sta parlando.

6

Misura continua

Senza un monitoraggio regolare la GEO diventa una questione di fede. Più sotto spiego come impostarlo con strumenti semplici.

Il caso llms.txt

llms.txt è un file di testo, da mettere nella radice del sito, che riassume per i modelli linguistici chi sei e quali sono le tue pagine principali. Se ne parla moltissimo, quindi vale la pena essere precisi.

  • Google non lo usa. Gary Illyes lo ha detto pubblicamente a luglio 2025, e la guida ufficiale di maggio 2026 lo elenca tra le cose che non servono per comparire nella ricerca AI.
  • Altri sistemi sì, almeno in parte. Ci sono segnalazioni di crawler di OpenAI che lo leggono, e da maggio 2026 Lighthouse, lo strumento di audit di Chrome, ne verifica la presenza nella nuova categoria dedicata alla navigazione da parte di agenti AI.

La mia posizione: è mezz'ora di lavoro e non ha controindicazioni, quindi lo faccio sempre, senza aspettarmi miracoli. Su una rete di 25 portali l'abbiamo prodotto per ognuno, insieme a tutto il resto del lavoro. Il resto del lavoro, però, è quello che conta.

Come misurare la visibilità nelle AI

Bastano due strumenti, uno per la presenza e uno per il traffico.

Presenza: un panel fisso di domande

Scegli tra 30 e 100 domande che i tuoi clienti fanno davvero, partendo dalle query di Search Console e dalle richieste che arrivano al commerciale. Ogni mese le poni a ChatGPT, Perplexity, Gemini e Google, e registri se vieni citato, in che posizione e chi viene citato al posto tuo. Esistono strumenti a pagamento che lo automatizzano a partire da poche decine di euro al mese; per iniziare va bene anche un foglio di calcolo. L'importante è che il panel resti lo stesso, così i confronti nel tempo hanno senso.

Traffico: un canale dedicato in GA4

In GA4 crea un gruppo di canali personalizzato con un canale "AI" che raccolga le sorgenti dei principali assistenti (chatgpt, perplexity, gemini, copilot, claude). ChatGPT aggiunge in automatico un parametro utm_source ai link che mostra, quindi buona parte di quel traffico è riconoscibile. Una parte resta comunque nel traffico diretto: considera il numero che vedi un minimo, non il totale.

Cosa guardare ogni mese

Quota di risposte in cui sei citato, sessioni dal canale AI, conversioni di quelle sessioni. Il terzo numero è quello che giustifica l'investimento.

Gli errori da evitare

  • Una pagina per ogni sotto-domanda. Google la considera abuso di contenuti su larga scala, e le AI non premiano le pagine fotocopia.
  • Parole chiave a raffica. Nello studio di Princeton hanno peggiorato la visibilità rispetto al testo di partenza.
  • Schema gonfiato. Markup che descrive cose che non sono sulla pagina, o FAQ inventate solo per occupare spazio.
  • Bloccare i crawler senza deciderlo. Se escludi i bot AI, fallo per scelta e sapendo cosa perdi.
  • Misurare a sensazione. "Ci ho provato su ChatGPT e mi cita" non è un dato. Un panel fisso lo è.

Checklist operativa

  1. Le pagine chiave sono indicizzate e senza blocchi allo snippet.
  2. robots.txt non esclude per errore i crawler AI che ti interessano.
  3. Ogni pagina importante risponde a una domanda precisa nelle prime righe.
  4. I contenuti contengono dati, fonti e date verificabili.
  5. C'è almeno un elemento che solo tu puoi offrire: dati, casi, esperienza.
  6. Dati strutturati di base corretti: organizzazione o persona, sito, autori.
  7. Nomi e descrizioni coerenti tra sito, LinkedIn e schede aziendali.
  8. File llms.txt pubblicato e aggiornato.
  9. Panel fisso di domande monitorato ogni mese.
  10. Canale AI configurato in GA4, con le relative conversioni.

Se vuoi capire dove si trova il tuo sito su questi dieci punti, scrivimi: la diagnosi iniziale parte proprio da qui.

Domande frequenti

La GEO sostituisce la SEO?

No. Le funzioni AI di Google poggiano sugli stessi sistemi di ranking della ricerca classica, e una quota crescente delle citazioni arriva da pagine già posizionate. La GEO estende la SEO: cambia il formato dei contenuti, cosa si misura e come si rende riconoscibile la propria identità.

Il file llms.txt serve?

Google ha dichiarato di non usarlo. Altri sistemi potrebbero leggerlo e Lighthouse ne verifica la presenza per la navigazione da parte di agenti AI. Costa poco e non ha controindicazioni, ma non è la leva che fa la differenza.

Come si misura la visibilità nelle AI?

Con un panel fisso di domande controllato ogni mese su ChatGPT, Perplexity, Gemini e Google, e con un canale dedicato al traffico dagli assistenti AI in GA4, collegato alle conversioni.

Gianmarco AcbanoIngegnere e consulente di SEO, GEO e performance marketing a Milano. Lavora con editori ed e-commerce; dal 2019 insegna digital marketing nei master post-laurea.

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